Emergenza rifiuti e crisi del lavoro. Ottobre caldo di lotta.
Bertolaso aveva previsto un autunno di agitazioni, ma le decisioni contestate erano previste fin da luglio.
07 ottobre 09 - Napoli
testo di Giulio Rubino e Cecilia Anesi
Continua la battaglia dei sindacati Rdb, Slai Cobas, Sindacato Azzurro, UAP, CESIL, CONFSAL contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato i contratti di lavoro per duemila impiegati della raccolta differenziata e delle discariche della provincia di Napoli. Presto potrebbero ritrovarsi senza lavoro proprio quelli che da più tempo, e con migliori risultati, avevano lavorato per contenere l'emergenza.
La situazione è complessa, sia dal punto di vista politico che tecnico: l'emergenza rifiuti termina, lo ricordiamo, alla fine di quest'anno. Ancora per tre mesi quindi la responsabilità della gestione del ciclo dei rifiuti ricade su Bertolaso, l'uomo dalle mille soluzioni, già impegnato su tutto il territorio nazionale a gestire le crisi di un paese che sembra vivere di emergenze, alcune reali e incontestabili, altre, come questa dei rifiuti, determinate non da un evento eccezionale ma da decenni di mala gestione e speculazioni.
La maniera di agire del sottosegretariato di stato nella questione rifiuti sembra faticare a portare delle soluzioni efficaci. A volte pare quasi che si cerchi un modo di rimandare il problema, di tamponare le falle e tenere insieme per un po' i molti contrasti fra società pubbliche e private, fra comuni e lavoratori fino a dicembre, quando il problema sarà di qualcun altro.
Il caso dei 221 lavoratori dell'ex consorzio di bacino Napoli 1 è assolutamente emblematico di questo modo di gestire la situazione.
Cominciamo dal principio: il Consiglio di Stato, in data 29 luglio 2009 ha dichiarato nulli i contratti a tempo indeterminato dei lavoratori di Napoli 1. La decisione non è però stata comunicata ai lavoratori prima di settembre. I primi licenziamenti dovevano partire entro il 30 settembre 2009. Secondo la sentenza, il resto dei lavoratori degli altri ex consorzi di bacino dovrebbero venire licenziati entro il 31 dicembre 2009.
Questa decisione ha fatto partire la lotta. Il 28 settembre è cominciato il presidio davanti palazzo Salerno, sede del sottosegretariato di stato, ed eravamo li quando, due giorni dopo, i rappresentanti dei sindacati uscivano dalla riunione con i vertici del sottosegretariato (assente solo Bertolaso) dichiarandosi soddisfatti.
Come già abbiamo scritto, in quella occasione ai lavoratori fu promesso che sarebbero stati integrati nelle società provinciali, e che un provvedimento tampone avrebbe posto rimedio da subito alla loro situazione.
Senonché giovedì sera i sindacati hanno ricevuto un comunicato in cui si leggeva che il responsabile dell’articolazione territoriale Napoli e Caserta, l’ingegnere Vincenzo Esposito, rappresentante del Prefetto Vincenzo Forleo, stava preparando le lettere di licenziamento.
A quanto pare, il commissariato ha adesso stabilito che tutti questi lavoratori, compresi quelli appena ‘licenziati’ (che devono però ancora ricevere la lettera di licenziamento e la liquidazione), saranno assunti con contratti a progetto fino a dicembre 2009.
Non è però stato ancora chiarito sotto quale tipo di contratto si troveranno ad operare questi lavoratori, e soprattutto non è noto se, alla scadenza del termine di questi contratti, sia prevista alcuna forma di contratto successivo.
È preoccupante che contratti a tempo indeterminato, firmati nove anni fa, possano essere declassati con tanta semplicità, soprattutto se pensiamo che nessuna garanzia rimarrà a tutelarli, visto che proprio a dicembre 2009 la struttura commissariale dovrebbe smontare le tende, lasciandosi dietro questi contratti scaduti assieme ad una condizione territoriale tragica, sul piano ambientale quanto occupazionale.
Ed intanto il gioco dello scarica barile continua. L’articolazione territoriale dice che è competenza del commissariato decidere della sorte dei duemila lavoratori, mentre il commissariato dice che è responsabilità dell’articolazione.
Certo e che i lavoratori non sono disposti ad accettare passivamente queste decisioni. Per tutto il week-end si è registrato un alto livello di agitazione: venerdì la maggior parte degli impianti di produzione di CDR (combustibile derivato da rifiuti) e discariche sono rimasti chiusi. È stato bloccato l’impianto di CDR di Giugliano e si sono formati picchetti di fronte alle discariche. Alcuni lavoratori hanno inscenato proteste estreme, minacciando di gettarsi dal tetto di un palazzo adiacente agli uffici della sede centrale del Consorzio unico, mentre i rappresentanti dei sindacati hanno incontrato Antonio Scialdone, il direttore generale dell’articolazione di Napoli e Caserta, e aspettano di incontrare di nuovo i vertici di Palazzo Salerno.
“Venderemo cara la pelle” dichiara Nicola Cerrone, di Sindacato Azzurro, “la lotta continuerà finché non si risolverà l’incognita sul nostro futuro”.
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