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La rabbia di Terzigno
di Giulio Rubino e Cecilia Anesi - pubblicato sulla Rivista Carta 8/14 ottobre 2010
19 ottobre 2010


La capacita di adattamento delle persone possono essere straordinarie.
Superato il trauma iniziale, quasi sempre riusciamo ad abituarci ad ogni situazione. Lo conferma anche la vicenda dei rifiuti in Campania.
Nel giro di una ventina di anni la popolazione ha progressivamente imparato a vivere in un'area che da prettamente agricola, economicamente povera ma ricca di una terra generosa, è diventata una terra afflitta da un inquinamento terribile, degradata e spogliata delle sue peculiari risorse e non per questo arricchita anzi, probabilmente ancor più povera di prima.

Tutto questo è avvenuto lentamente, in segreto prima e sempre più sfacciatamente poi, mano a mano che il potere imparava a gestire il dissenso, isolando e screditando chi non poteva corrompere, minacciando per mano della camorra, ingannando con la politica.

La vicenda di Terzigno, da un paio di settimane ritornata sulle prime pagine delle cronache, è esemplare in questo senso: Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase si sono trovate improvvisamente a poche centinaia di metri da una grande discarica, costruita all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio grazie ai decreti per l'emergenza in deroga alle leggi italiane ed europee.
Il centro di Boscoreale si trova ad appena 500 metri, in linea d'aria, dalla grande cava già quasi piena, e dai silos dell'attiguo centro di raccolta del percolato.

L'intera popolazione ha passato l'ultima estate chiusa in casa, con le finestre chiuse. Ogni notte gli autocompattatori percorrono le strette strade di montagna che portano alla cava, l'aria si riempie del loro fetore, il percolato gocciola e finisce nei fossi, permeando i terreni.

“Ci svegliamo la mattina con la gola e la bocca dello stomaco che bruciano, e a volte ci si sveglia addirittura vomitando” – racconta un’anziana signora che indossa una mascherina.

 

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1 ottobre 2010, Manifestazione contro l'apertura di una seconda discarica a Terzigno. Foto di Giulio Rubino.

 

Ma le proteste dei cittadini restano inascoltate per mesi. In primavera una missione investigativa del parlamento europeo aveva già portato alla luce gravi irregolarità nel funzionamento della discarica. Difatti al principio questa era progettata per accogliere esclusivamente FOS (frazione organica stabilizzata), di seguito fu permesso lo sversamento del “tal-quale” (ovvero dei rifiuti solidi urbani)  di ceneri di inceneritore e fanghi di depurazione. Ma all'ispezione pur rapida e superficiale dei parlamentari europei emersero rifiuti industriali e tossici che non erano contemplati nei codici CER permessi.

Oggi, il rischio paventato di una nuova emergenza a Napoli ha portato alla valutazione dell'apertura di una nuova gigantesca discarica, da situare nella Cava Vitiello, ad appena 200 metri da quella già in funzione.
Proprio quando sembrava che le proteste andassero scemando, che le promesse di compensazioni economiche fatte dal governo avessero aiutato i sindaci a far digerire alla popolazione lo scempio della loro terra, è arrivato questo secondo colpo, e la rabbia dei cittadini è esplosa nuovamente.

E’ cosi che anche le autorità locali si sono sentite in dovere di alzare la voce: il sindaco di Boscoreale Gennaro Langella, eletto nel PDL, è entrato in sciopero della fame, mentre Domenico Auricchio, sindaco di Terzigno, ha cercato l'incontro col premier Berlusconi. I cittadini, nel frattempo si sono mobilitati, cercando di bloccare gli autocompattatori in entrata.
Purtroppo l'affare rifiuti è troppo prezioso per permettere alla lotta civile di bloccarlo. Subito sono piovute le consuete accuse ai manifestanti: “camorristi”, “violenti”, “anarcoinsurrezionalisti” e altrettanto rapidamente sono state chiamate le forze dell'ordine, per liberare le strade e scortare l'immondizia. Ma, risponde un anziano signore: “Noi siamo semplici cittadini esasperati, la Camorra, semmai, sta con chi manda la monnezza.”

Per varie notti il blocco dei manifestanti è stato rimosso in maniera violenta. Decine i manifestanti feriti e costretti a cure ospedaliere. Mercoledì scorso un lacrimogeno sparato ad altezza uomo ha fratturato la gamba ad uno dei partecipanti. Un signore di cinquant'anni ci mostra la ferita sul naso, procurata da un colpo di manganello: “Non avevo fatto niente di male, ero in terra, con le mani alzate”, spiega.

L'esasperazione dei paesi vesuviani è oggi troppo grande per rientrare tranquillamente nei ranghi dopo le prime proteste. La popolazione vuole essere certa che la Cava Vitiello non diventerà una nuova discarica, e chiede la chiusura e la bonifica di quella già fatta.

Il sindaco Gennaro Langella, da noi intervistato, dichiara: “Dopo un tavolo di trattative che ci ha lasciato insoddisfatti, come sindaci dei tre paesi abbiamo deciso di occupare la sala consiliare della Provincia di Napoli. Così abbiamo ottenuto la promessa di un tavolo tecnico con le autorità regionali, con l’obbiettivo di trovare delle soluzioni alternative all’apertura di Cava Vitiello. Il problema è che noi stiamo pagando almeno 16 anni di totale disinteresse sulla classe politica su questo tema. La Campania è in una situazione assurda, abbiamo speso fiumi di denaro e non c'è nulla in termini di strutture. Non possiamo permetterci di arrivare ad una nuova emergenza e dire ‘signori cari non abbiamo il tempo di cercare soluzioni alternative, buttiamo tutto in un buco’”.

Certo è che la promessa, sbandierata dal sindaco di Terzigno Auricchio, sulla venuta nel giro di pochi giorni di Berlusconi nutre le sue speranze di soluzione del problema, mentre non rassicura affatto i cittadini in agitazione.
Di certo le autorità locali non osano appoggiare quella che è la concreta richiesta dei manifestanti: subito pensare una drastica inversione di tendenza nell'intero ciclo della gestione dei rifiuti, denunciando i responsabili di questo disastro senza saltare nessuno, dalla Regione, alla Provincia, al Commissariato all’Emergenza Rifiuti.
È per questo che anche venerdì sera, i comitati dei cittadini sono tornati in piazza. “Berlusconi con tutteste discariche c’hai scassato o’ c**o” e “L'immondizia non va bruciata, raccolta, raccolta differenziata” sono alcuni degli slogan gridati. Il corteo non è grandissimo, forse 800, mille persone, ma è composto da ogni fascia sociale, dagli anziani ai bambini, e vede la rappresentanza di tutti i diversi comitati regionali.
È gente agguerrita, che si rifiuta di cedere all'abitudine al degrado, che si rifiuta di rassegnarsi ad emigrare ma altrettanto si rifiuta di far crescere i propri figli come condannati a morte.

Si rifiuta, inoltre, di cedere all’ingiustizia e al paradosso di un Governo che fa scortare dalle forze dell’ordine, i camion che trasportano rifiuti troppo spesso per conto di ditte in odore di camorra.

Infondo, non bisogna dimenticare la famiglia Parente, imparentata con il boss Casalese Sandokan, e Piccolo Costruzioni, che hanno lavorato alla creazione dell’invaso della attuale discarica di Terzigno, per conto del Commissario all’Emergenza Rifiuti Guido Bertolaso.

E non bisognerebbe dimenticare, dulcis in fundo, che lo Stato sta proteggendo con l’esercito una discarica ‘truccata’, almeno questo facevano sospettare l'intercettazione di una telefonata fra  Guido Bertolaso e la sua segretaria Marta Di Gennaro il 28 maggio 2007. Una ricetta da chef. Sopra rifiuti trattati e stabilizzati. Sotto la “schifezza”.