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| Chiaiano, autocompattaore giallo, emergenza rifiuti, Napoli, Italia, discarica di Chiaiano, rifiuti radioattivi, SIET La corsa della monnezza È la sera del 28 agosto. Da tutto il giorno camminiamo nella Selva di Chiaiano, nel territorio destinato a diventare il nuovo Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, una felice oasi di verde nell'affollata Napoli nord, fra Chiaiano e Marano. È un luogo già famoso, infatti include proprio la mega-discarica di Chiaiano che negli ultimi mesi è stata non poco sotto i riflettori dei media, insomma, un successo garantito. Del resto la Cava del Poligono, con le sue settecentomila tonnellate di capacita, con le sue colline ripiene di amianto e piombo e con gli innumerevoli rischi ambientali che scienziati e medici tentano costantemente di denunciare riesce sempre a farsi notare, come Godzilla nel presepe. Ma ahimè, la presenza di una simile 'star' in una comunità che presenta uno degli indici di densità abitativa più alta d'Europa non può non provocare qualche piccola scomodità. Per denunciarle, i 'vicini di casa' della discarica si sono dati appuntamento ancora una volta di fronte al presidio permanente.
Non sono in molti, forse 50-60 persone, ci sono mamme e nonne che spingono passeggini, giovani ed adolescenti, uomini ed anziani. Sono le persone che vivono più vicine alla strada che porta alla cava-discarica, quella via Cinque Cercole che fra poche ore sarà invasa dal traffico degli autocompattatori. Per tutta la notte, centinaia di camion percorrono la strada non asfaltata a gran velocità, per nutrire la fame della grande divoratrice di rifiuti. I cittadini adesso percorrono un'altra strada, Via Cupa del Cane, diretti verso quel cartello di divieto di accesso che già tante volte ha bloccato la protesta civile. Dopo aver inutilmente denunciato i rischi per la salute a cui vengono esposti, dopo aver denunciato le irregolarità, le leggi aggirate in nome dell'emergenza, oggi sono venute a lamentare la perdita dell'unico ristoro che gli è rimasto: il sonno.
Si, perché se la strada che percorriamo insieme porta chiaramente un limite di velocità di dieci chilometri orari, la notte i camion fanno tranquillamente i sessanta, con un gran sollevamento di polvere e puzza, e con un fragoroso clangore di metallo. Il rumore e la puzza entrano nelle finestre aperte al gran caldo dell'estate, togliendo il riposo a chi vive in quella zona. Giunti in cima alla strada ad attenderci c'è una volante della polizia insieme ad una jeep dei militari con un paio di soldati. I cittadini spiegano, parlano, discutono con le forze dell'ordine, chiedono di passare, cantano. La polizia risponde, si vede che sono in imbarazzo, e che capiscono le ragioni di questi poveri cittadini. Da un lato e dall'altro di questa manifestazione le ragioni e i problemi sono gli stessi. I soldati, la polizia, anche loro devono sopportare il puzzo, il rumore. Anche loro vedono la loro salute messa a rischio. Eppure sono costretti a mantenere 'l'ordine'. Sarebbe facile in realtà risolvere almeno questo dei tanti problemi della discarica: basterebbe mettere un autovelox, o una pattuglia a controllare la velocità dei camion in ingresso. I problemi non sarebbero insormontabili, se ci fosse da tutti i lati la volontà di risolverli. Quando il sole è già calato, prontamente sopraggiunge una camionetta di polizia antisommossa. Il pacifico gruppo di manifestanti risponde con le alte note di un canto: “Brigante se more”. Non sono briganti quelli che hanno cercato ancora una volta di farsi sentire qui, ma lo stesso a Chiaiano e a Marano si muore.
scritto da Giulio Rubino |