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Rifiuti, scioperano duemila lavoratori a rischio di licenziamento
Sciopero in Campania contro la decisione di licenziare 2000 addetti alla raccolta differenziata. Presidio in Piazza Plebiscito a Napoli
28 settembre 09 - Napoli
foto e testo di Cecilia Anesi e Giulio Rubino
È cominciato questa mattina lo sciopero ad oltranza dei lavoratori della raccolta differenziata dei rifiuti, facenti riferimento all’ex consorzio di bacino Napoli 1. Davanti a Palazzo Salerno a Napoli hanno organizzato un presidio per portare direttamente di fronte alla sede del sottosegretariato di stato per l’emergenza rifiuti la voce dei diversi scioperi e manifestazioni che si stanno svolgendo in tutto il territorio.
Sono circa un centinaio i lavoratori qui presenti; protestano contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le due ordinanze del 1999 e del 2001 con cui sono stati assunti duemila di loro.
Gli sono rimasti solo due giorni prima del licenziamento, e così hanno deciso di iniziare una pacifica protesta, che coinvolge sia gli impianti di discarica che quelli di tritovagliatura e stoccaggio di rifiuti.
Si tratta di lavoratori specializzati, che vanno dai 44 ai 60 anni, e che difficilmente riescono ad immaginare una loro rilocalizzazione in altri settori.
Ma il problema che denunciano va oltre le loro rivendicazioni personali, perché di fatto mette in evidenza uno dei meccanismi più sospetti dell’intera gestione del ciclo dei rifiuti.
Secondo Vincenzo Guidotti, portavoce del coordinamento dei sindacati dei lavoratori dei consorzi di bacino, il problema principale è che, invece di garantire il lavoro ai dipendenti regolarmente assunti con selezione nel 1999, i consorzi hanno invece preferito appaltare a ditte private la gestione degli impianti.
“la cosa grave è che le molte dittarelle satellite che prendono questi appalti spesso assumono lavoratori in nero e sono in odore di Camorra,” precisa Guidotti.
Da qui lo striscione “w i casalesi”, che in qualche modo accusa il commissariato di non avere estirpato il problema della camorra dalla gestione dei rifiuti in Campania.
Nicola Cerrone, segretario regionale del Sindacato Azzurro, sottolinea con amarezza che “mentre noi siamo costretti all'inattività e probabilmente al licenziamento, il commissariato distribuisce favori in modo poco trasparente, garantendo ai propri protetti stipendi che arrivano a toccare i quattro-cinquemila euro.”
“In questo contesto la discarica di Chiaiano è un perfetto esempio”, prosegue Nicola Cerrone: “lavoratori specializzati di aziende pubbliche che avrebbero dovuto essere impiegati nella realizzazione di questo impianto, come di quello di Terzigno, rischiano il licenziamento. Invece, in barba alla legge, la gestione delle discariche viene affidata a ditte private.”
L’esclusione del privato dalla gestione dei rifiuti serviva ad allentare la presa della criminalità organizzata su queste attività, ma le scelte del commissariato, secondo i lavoratori, stanno favorendo il suo rientro nella gestione dei rifiuti.
Il risultato della giornata di oggi, dichiarano i lavoratori, è che 7 impianti tra Napoli, Caserta e Benevento rimangono chiusi, pur garantendo il funzionamento minimo dei servizi, con la speranza che entro questa sera venga data una risposta alle loro preoccupazioni. “Altrimenti”, assicura Guidotti, “continueremo la nostra lotta.”
Galleria fotografica

28 settembre 2009, Palazzo Salerno, Napoli. Presidio. Foto di Cecilia Anesi

28 settembre 2009, Palazzo Salerno, Napoli. Rai3 intervista Vincenzo Guidotti. Foto di Cecilia Anesi

28 settembre 2009. Palazzo Salerno, Napoli. TvLuna intervista Vincenzo Guidotti. Foto di Giulio Rubino

28 settembre 2009. Palazzo Salerno, Napoli. TvLuna intervista Vincenzo Guidotti. Foto di Giulio Rubino
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