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il progetto

Il progetto è nato a Londra a novembre del 2008, nel momento in cui noi, da giovani giornalisti italiani all’estero, dopo avere seguito dagli esordi lo scoppio e l’evoluzione dell’ultima crisi dei rifiuti in Campania, ci siamo resi conto che moltissimo era sfuggito alla cronaca.

La difficoltà di reperire informazioni obiettive ed approfondite sulle proteste della cittadinanza e sulle proposte di soluzioni alternative (anche post-emergenza), ha fatto si che venissero ignorate le voci della partecipazione civile.

Così si è perduta un’occasione per il cambiamento.

La cultura industriale dominante che impone, con l’appoggio della politica, di produrre, consumare, per poi seppellire e bruciare i rifiuti per la massimizzazione del profitto, dimostra scarsa lungimiranza, perché porta ad una rapida dissipazione delle nostre ricchezze maggiori: il territorio, le risorse, l’ambiente. Danneggiando così la stessa economia italiana.

Nel quadro complessivo del futuro dell'umanità, dove la sostenibilità ambientale è sempre più stressata e prossima al collasso, questo modo di fare è semplicemente privo di senso.

Nella nostra ricerca della verità, spinta da umana solidarietà, ci ha colpito l’aforisma con cui i ragazzi dello staff di chiaianodiscarica.it hanno scelto di targare il loro lavoro: “la disinformazione nuoce gravemente alla salute”.
In questo caso la disinformazione sta nuocendo davvero alla salute e all’ambiente. Abbiamo quindi deciso di mettere la nostra professione a servizio di questa causa.

Nonostante ci siano stati molti giornalisti e documentaristi che hanno cercato di raccontare questa storia nel modo più accurato possibile, si sono trovati ad essere voci isolate nel panorama dei media che, in linea con il governo, hanno largamente ignorato le richieste di aiuto dei cittadini del luogo e il potenziale di cambiamento che la situazione offriva.

Questo anche perché in Italia gli interessi dei media principali sono troppo intrecciati con quelli di chi, da questa situazione, sta traendo enormi profitti.

Per questa ragione il nostro obiettivo è quello di raccontare questa storia a tutti gli uomini e donne di buona volonta' che vogliono conoscerla, in Italia o all'estero. In primo luogo per denunciare un’anomalia rispetto alla tendenza dell’Unione Europea, dove nell’opinione pubblica come nella legislatura, nella ricerca scientifica come nella cultura, ha sempre più importanza la riduzione, il riuso e il riciclo dei rifiuti e il trattamento sostenibile delle materie prime e delle risorse.
In secondo luogo, per sfidare la mancanza di libertà d’espressione che spesso in Italia toglie lo spazio alle voci della cittadinanza e ai giornalisti che le vogliono testimoniare.

In questo momento stiamo lavorando sul campo, fra Napoli e altre località italiane, dove grazie all’aiuto di cittadini, citizens journalists, medici, avvocati, tecnici e alcuni politici sensibili all’argomento, stiamo realizzando i primi filmati e le ricerche necessarie alla realizzazione del progetto finale.

Stiamo anche cercando produttori internazionali, nella speranza che questa situazione emblematica possa servire da esempio sulle conseguenze che la non gestione dei rifiuti (voluta o meno) possa avere sull'ambiente e sulla democrazia degli uomini.