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Volatili a Chiaiano: con l'estate torna il rischio di epidemia
Francesca Menn, ricercatrice, a spiega a WasteEmergency i rischi legati al proliferare di animali nelle discariche
21 giugno 2010

scritto da Cecilia Anesi e Giulio Rubino

 

Il 3 giugno 2010, "durante un sopralluogo presso la discarica di Chiaiano, i tecnici della Asl 2 di Napoli hanno evidenziato la presenza di cattivi odori e volatili." Ad aprile scorso dei cittadini di Chiaiano scattavano delle foto in cui si vedono gabbiani in volo sopra la discarica di Chiaiano. A novembre 2009, osservando la discarica della cava del poligono tramite la live cam che si poteva ancora consultare sul sito ufficiale del Sottosegretariato di Stato per Emergenza Rifiuti in Campania, si poteva vedere la stessa scena.

In mezzo alla spianata della cava, fra le ruspe al lavoro per ricoprire di terreno di riporto i rifiuti della giornata, si notava la presenza di numerosi puntini neri in movimento. Un attimo dopo quei puntini spiccavano il volo, mostrandosi in tutta la loro grandezza. Uccelli.

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Ma non basta, dalla live cam si poteva notare un branco di cani randagi intenti a rovistare fra i rifiuti della discarica.

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Nei mesi precedenti il geologo Franco Ortolani dell'Universita' Federico II aveva segnalato un simile avvistamento, segno questo che, nonostante la presenza dell'esercito, il filo spinato e la sorveglianza elettronica la discarica non riusciva a tener fuori presenze indesiderate.

La discarica di Chiaiano è aperta da febbraio 2009. Secondo le dichiarazioni di Guido Bertolaso non avrebbe dovuto raccogliere rifiuti 'tal quale' se non nei primissimi mesi della sua apertura, come tampone per l'emergenza. La vicinanza della cava tanto alle abitazioni, le piu' vicine sono a poche centinaia di metri, quanto al polo ospedaliero piu' importante del sud Italia, è stata una delle ragioni principali della forte opposizione cui questo impianto è andato incontro. Oggi si evidenzia un nuovo pericolo per la salute dei cittadini napoletani: infatti la presenza di cani, gabbiani o altre specie puo essere molto pericolosa per l’uomo.

La Prof.ssa Francesca Menna, della Facolta di Medicina Veterinaria dell’Universita di Napoli Federico II, spiega che dal punto di vista epidemiologico, la presenza di una discarica di rifiuti 'tal quale' è un grave fattore di rischio. Gli animali vengono infatti attratti dagli scarti alimentari, materiale organico che, abbandonato nei cassonetti prima e in discarica poi, è un ambiente ideale per molti batteri pericolosi.

“In una condizione come questa ci può essere o la possibilità per questi animali di contrarre un'infezione direttamente dal materiale organico di scarto, come la salmonella campilobacter, escherichia coli, yersinia etc, batteri che sono veicolati dagli alimenti, oppure la possibilità infettarsi da altre specie”

Infatti il pericolo in questo caso non riguarda soltanto la presenza dei cani randagi, bensì la loro compresenza con specie aviarie, e il fatto che possono infettarsi a vicenda.

“Oramai il cosiddetto "salto di specie" è un fenomeno molto conosciuto dagli infettivologi, l'abbiamo osservato anche nelle ricerche che ho effettuato nel mio istituto, dove abbiamo isolato un batterio dei bovini, veicolato da un uccello. Tutto questo vale anche e soprattutto per gli uccelli selvatici migratori che possono infettarsi, senza ammalarsi e diventare vettori di questi patogeni e diffondere in altri territori, per esempio il resto d'Europa, le infezioni contratte.”

Se quei punti neri che sorvolano la discarica sono gabbiani, allora bisognerebbe tenere a mente che il Gabbiano reale può svolgere un importante ruolo epidemiologico nella trasmissione della campylobacteriosi, in una misura che potrebbe essere identica al ruolo, ampiamente documentato in letteratura, nella diffusione della salmonellosi (Defranceschi et al.,2003).

L'istituto di Patologia aviaria nel quale lavora Francesca Menna ha isolato da 66 campioni di feci di gabbiani del litorale partenopeo e flegreo 20 ceppi Campylobacter ed, di cui alla tipizzazione genetica PCR, 8 venivano identificati come C.jejuni ed i rimanenti (12/20) venivano identificati come C.coli. Inoltre sono stati isolati 6 Escherichia coli O157 H7, che alla tipizzazione genetica possedevano il gene vt1 il gene vt2, responsabili di gravi quadri sintomatologici quali la Colite emorragica (CE) e la Sindrome EmoliticoUremica (SEU) soprattutto nei bambini.

Questa ricerca sui gabbiani e’ ancora in fase di pubblicazione, ma esiste gia' una ricerca simile fatta dallo stesso istituto sui piccioni nel 2006-07 nella città di Napoli, che ha messo in luce la possibilità del tutto nuova ed altamente pericolosa per la salute pubblica, che i piccioni potessero albergare patogeni come E.coli O157H7, responsabili di gravi enteriti nell’uomo e mai isolati prima in specie aviarie. Il principale veicolo di questa infezione è rappresentato dalla carne di bovino macinata, ma i ricercatori hanno dimostrato che il piccione si era infettato probabilmente perché venuto in contatto con gli alimenti infetti direttamente o attraverso la promiscuità con altre specie sinantrope. Se gabbiani hanno subito la stessa infezione significa che la loro presenza nelle discariche di tal quale come quella di Chiaiano e’ da considerarsi particolarmente preoccupante. Anche perché e proprio dalle discariche che gli animali hanno piu' probabilità di infettarsi, come spiega Francesca Menna: “Siamo risaliti alla problematica rifiuti proprio per chiarirci l'epidemiologia di questa infezione che non appartiene al settore aviario, e soprattutto mai rinvenuta nei piccioni.”

 “L'uomo si infetta dall'ambiente contaminato”, spiega Francesca Menna. “Sia direttamente portandosi le mani alla bocca dopo averle poggiate su di un parapetto di un balcone, i ragazzi sugli scogli, etc etc  oppure attraverso le scarpe, alimenti, acqua, insomma tutti i veicoli con cui un uomo può contrarre una malattia infettiva veicolata con le feci dagli animali ratti compresi."